ARCHIVIO - Tradizione
L’AURA DELL’INFIORATA DI NOTO L’AURA DELL’INFIORATA DI NOTO
A metà degli anni trenta del secolo scorso, il filosofo tedesco Walter Benjamin affidava al suo saggio L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica la tesi (chiaramente discutibile…) secondo la quale fotografia e cinema non fossero pienamente considerabili opere d’arte, poiché perfettamente riproducibili. Con l’introduzione del concetto estetico e, in un certo senso, mistico dell’aura, legava indissolubilmente l’arte alla singolarità dell’esperienza, in altre parole alla non-riproducibilità. Per il pensiero benjaminiano, un mosaico di fiori sarebbe quindi l’opera d’arte per eccellenza, in quanto assolutamente non riproducibile, poiché concernerebbe l’impossibile utilizzo degli stessi identici fiori. Risponderebbe pienamente all’esigenza dell’hic et nunc, ossia la sua esistenza unica e irripetibile nel luogo in cui si trova: la natura...
SICILIAN SAVOURS E LA REINVENZIONE DELLA PUTìA SICILIAN SAVOURS E LA REINVENZIONE DELLA PUTìA
Qualche anno fa un politico italiano definiva, un po’ infelicemente, choosy i giovani italiani. Sebbene siano sempre un po’ azzardate generalizzazioni così drastiche, è probabile si riferisse a una parte d’italiani culturalmente figli del retaggio del secolo scorso, secondo cui alla laurea dovrebbe necessariamente corrispondere un lavoro riservato a un determinato lignaggio. Insomma, il messaggio che quella definizione di fatto ha veicolato è che i giovani italiani snobberebbero lavori poco prestigiosi e contratti poco garantiti. Tuttavia i fatti, ieri come oggi, descrivono una realtà in cui i giovani, nonostante un livello culturale che cinquant’anni fa avrebbe loro spalancato non poche porte lavorative di un certo credito, oggi accettano i lavori più disparati e i contratti più fantasiosi o, rimboccandosi le maniche, utilizzano le proprie conoscenze per “inventarsi”...
VINI SULTANA, TRADIZIONE E INNOVAZIONE VINI SULTANA, TRADIZIONE E INNOVAZIONE
Quando assaggio un vino cerco di disfarmi da ogni pregiudizio. Altrimenti in una bottiglia etichettata come Barolo, perfino il vino più scarso del mondo mi sembrerebbe più buono di quel che è… Cerco di concentrarmi solo su ciò che sto provando nel berlo. Premesso il giusto abbinamento col cibo e a prescindere dalla funambolica terminologia da enologi e sommelier, per quanto mi riguarda, un vino dev’essere buono. E chiedo venia per la presunta ovvietà… L’ausilio di escamotage chimici (che non sono necessariamente sinonimo di nocivi), al fine di correggere alcuni difetti, hanno negli ultimi decenni standardizzato il gusto del vino, tanto che anche con qualità d’uva molto diversa si finisce per ottenere un vino molto simile. Oggi si tende a valorizzare maggiormente le caratteristiche proprie dei vitigni, ad esempio riducendo i tempi di maturazione del vino in barrique (la...