NOTO, NON PLUS ULTRA DEL BAROCCO SICILIANO
NOTO, NON PLUS ULTRA DEL BAROCCO SICILIANO
Fonte Foto: Antonino Rampulla
Che Noto, cittadina di poco meno di 25.000 abitanti, sia il quarto comune italiano per estensione, la dice lunga sulla sua importanza storica e influenza politica, che ha visto come rivale nella Sicilia sud orientale la sola Siracusa. La storia di Noto è millenaria, probabilmente preesistente alla colonizzazione greca. Tuttavia la Noto che oggi conosciamo è stata ricostruita 8 km più a sud rispetto al sito originario, in seguito al devastante sisma che nel 1693 l’ha rasa al suolo. Tale opera di rifondazione si è di fatto rivelata un laboratorio di geniali menti ingegneristiche e artistiche dell’Europa del XVIII secolo, in grado di dar luce all’impianto urbanistico di raffinata architettura barocca oggi conosciuto come centro storico di Noto, divenuto dal 2002 Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

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Il centro storico è un susseguirsi di palazzi, chiese, piazze e scalinate, costruiti in pietra calcarea e arenaria la quale conferisce alle architetture sfumature tra il dorato e il rosato. Non mancano certamente gli ornamenti tipici del barocco, anzi vi sono prove di notevole pregio, tuttavia ciò che rende Noto così particolare e interessante, tanto da essere unanimemente considerata la capitale del barocco siciliano, è l’associazione all’ornamento di uno stile architettonico straordinariamente complesso ed elaborato. Altra unicità di Noto è stata la contingenza del ritrovarsi d’ingegneri e artisti dallo stesso gusto architettonico, nello stesso momento storico (ovviamente influenzato dalla moda barocca dell’epoca), che ha dato all’intero centro storico una tale uniformità di stile da poter essere considerato un’unica grande opera d’arte.

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Questa sensazione di coerenza architettonica, di pianificazione complessiva e sinergica, l’ho sempre provata affacciandomi dal piazzale antistante alla Chiesa di Santa Chiara (antico monastero di clausura, dagli interni meravigliosi), godendo della vista di Palazzo Ducezio (sede del Comune) a sinistra e della Basilica Minore di San Nicolò (la cattedrale) a destra, per poi abbandonare la vista lungo il Corso Vittorio Emanuele, intravedendo la Chiesa di San Carlo col suo alto campanile e il Palazzo Landolina a fianco alla cattedrale. Noto non è un sunto del barocco siciliano, Noto è la condensazione di tutte le sue caratteristiche espresse magistralmente. Per quanto concerne gli elementi ornamentali, non affatto secondari alla complessità architettonica, l’Infiorata, allestita lungo la salita di via Nicolaci, è per me sempre stata occasione anche per ammirare gli splendidi balconi del Palazzo Nicolaci di Villadorata, sostenuti dai mensoloni forse più interessanti del barocco siciliano, raffiguranti leoni, infanti, creature mitologiche e mostruose.

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A Noto si arriva facilmente grazie alla (di fatto) autostrada che la collega con l’aeroporto di Catania. Dall’Agricamping Sophia si può raggiungere in auto in circa venti minuti, percorrendo la strada provinciale 19 “Noto-Pachino”. Da Pachino è possibile recarvisi anche in pullman. Aspetto più “secolare” ma egualmente interessante è che a Noto si può anche mangiare egregiamente e degustare ottime granite. Tuttavia preferirei approfondire quest’excursus culinario, se vorrete, direttamente qui all’Agricamping Sophia… Vi aspettiamo!
Fonte Testo: Antonino Rampulla
ARCHIVIO NEWS
ESISTENZIALISMO E ALTERITÀ IN “FUORI DI ME” ESISTENZIALISMO E ALTERITÀ IN “FUORI DI ME”
Se non lo avessi saputo prima, mai avrei potuto pensare che Fuori di Me fosse uno spettacolo realizzato non da navigati attori teatrali, bensì da comunissime persone che solo lo scorso gennaio si sono avventurati nel laboratorio di creazione teatrale condotto a Messina da Lelio Naccari, che quindi fino a qualche mese prima fossero bianche delle basi minime per sostenere un tale impegno teatrale. Anche se nessuno a conoscenza della genesi di questa performance avrebbe mai preteso che tecnicamente dessero più di quanto dato, aprioristicamente perdonando quel paio di fisiologiche sbavature, tra i nove novelli performer teatrali alcuni non stonerebbero affatto in una compagnia di attori professionisti. Bisogna dunque dare atto a Lelio Naccari del magistrale lavoro svolto, plasmando dall’eterogeneo capitale umano a disposizione un affiatato gruppo di attori in grado di incollarti sulla...
IL PITONE MESSINESE NON È UN SERPENTE MA UN PIDUNI! IL PITONE MESSINESE NON È UN SERPENTE MA UN PIDUNI!
Al pari della focaccia tradizionale, il pitone è una prelibatezza tipicamente messinese. A differenza dell’arancino/a che con alterna fortuna è possibile assaggiarlo/a in ogni angolo della Sicilia (tenendo debitamente in considerazione che ogni provincia propone la propria versione e una specifica desinenza), il pitone si può degustare quasi esclusivamente nei pressi della Città dello Stretto.Di origine popolare, come del resto la stragrande maggioranza delle pietanze tradizionali, il pitone è assimilabile a un calzone fritto a pasta non lievitata. Il nome, diffuso tra la maggior parte dei messinesi e nelle rosticcerie della città, è una storpiatura del dialettale piduni che significa piedone, poiché la sua forma ricorderebbe un grosso piede.La ricetta comune prevede l’utilizzo dello strutto, necessario a dare morbidezza all’impasto non lievitato. Proprio per questa sua...
PIZZA? TRA MESSINA E PACHINO, TRA FOCACCE E SCACCE. PIZZA? TRA MESSINA E PACHINO, TRA FOCACCE E SCACCE.
Sulla rivisitazione di Cracco della pizza margherita, l’ipercritico popolo dei social, costituito dalle geniali menti di lungimiranti economisti, navigati allenatori di calcio, colleghi tout court di Pico de Paperis ed esperti chef, dal solo sguardo distratto alle tante foto reperibili sul web dell’ormai celebre e discussa pietanza, ha mosso dubbi perfino sulla sua commestibilità… Tuttavia, a prescindere dal tempo “perso” (non certamente per le sue tasche…) a sciorinare giudizi sulle prove dei concorrenti di Masterchef, esperienza che l’ha tanto distratto dai fornelli da costargli una stella Michelin, è probabile che la fama di Cracco in cucina (rigorosamente Scavolini, sia chiaro…) non sia dovuta solo al ruolo televisivo. Mi chiedo quindi a che titolo possa proferir parola in merito anche chi al comunque abusato attributo gourmet riesce al massimo ad associare il...
VISITA ALLERGOLOGICA A PACHINO VISITA ALLERGOLOGICA A PACHINO
Con l’avvicendarsi della stagione primaverile si avvicina anche il periodo in cui verranno messe a dura prova non solo le lame del trattorino tagliaerba (dato il prosperare rigoglioso di ogni tipo di graminacea su ogni angolo dell’Agricamping Sophia), ma anche le nostre povere mucose nasali e i nostri ansimanti bronchi, nonostante il tentativo di improbabili slalom tra pollini vari e infiorescenze di olivi. Eppure non possiamo certamente sottrarci ai tanti lavori di manutenzione e “aggiornamento” al fine di rendere più piacevole la permanenza dei nostri futuri ospiti nella nostra agreste struttura ricettiva. Orsù dunque, al via tutte le prove allergiche necessarie per determinare con discreta esattezza di quali farmaci abbisogna il nostro organismo al fine di non perdere il vigore opportuno all’esecuzione dei lavori anzi citati!A chi rivolgersi? Se siete in Sicilia, in...
RECENSIONE SEMISERIA DI SOLDI DI MAHMOOD RECENSIONE SEMISERIA DI SOLDI DI MAHMOOD
Diciamola tutta: non avrei scommesso un solo euro sulla vittoria di Mahmood al Festival di Sanremo. Non tanto per la lontananza del brano proposto dai canoni tipici della canzone sanremese, quanto semplicemente perché non credevo potesse piacere al tal punto. In realtà il verdetto popolare (tramite il televoto) avrebbe premiato l’artista Ultimo, tuttavia la giuria demoscopica (ossia un campione di 300 abituali fruitori di musica), la giuria della Sala Stampa (formata cioè dai giornalisti accreditati) e la giuria d’Onore (composta sia da esperti del settore, sia da vip che con la musica non c’entrano proprio nulla…), ha decretato la vittoria di Soldi di Mahmood. Il cantante Ultimo, tramite un video recentemente postato su Instagram, avrebbe in buona sostanza gridato allo scandalo per l’arbitrario principio della preminenza popolare rispetto alle tre giurie di fatto...
LA MIA FOCACCIA…SICILIANA LA MIA FOCACCIA…SICILIANA
Culinariamente cresciuto tra Messina e Pachino, dilettandomi tra forni e fornelli, ho per forza di cose sviluppato una visione sincretica della cucina siciliana, in special modo dei prodotti panari. La cucina regionale è infatti estremamente varia e differente da provincia a provincia. La ragione è storica: vari e differenti sono stati gli influssi culturali delle tante dominazioni susseguitesi e accavallatesi, le quali hanno più o meno contaminato determinate zone della Sicilia. Complicato identificare un chiaro filo conduttore tra il cous cous trapanese, la scaccia ragusana, la cipollina catanese, la pasta con le sarde palermitana e le braciole messinesi. Un tour culinario della Sicilia si rivelerebbe talmente ricco e complesso da non scontentare nessun palato. Tuttavia non bisogna stupirsi se in una rosticceria messinese non potrete mai assaggiare una scaccia ragusana e in una...
TORRE SCIBINI: SIMBOLO DI PACHINO (E MENO MALE…) TORRE SCIBINI: SIMBOLO DI PACHINO (E MENO MALE…)
Tra i monumenti più importanti di Pachino, tanto da essere stilizzata nello stemma araldico della città, la torre Scibini (o Xibini, poiché in passato l’imperfetta scrittura dei termini inizianti con le lettere S e C, spesso tracciate troppo vicine tra loro, dava adito all’errore di trascrizione in X) giace dimenticata sul bordo di una trazzera di campagna, a un paio di chilometri dal centro abitato. Torre Scibini, che subì copiosi danni a causa del sisma che nel 1693 rase al suolo Noto, è stata timidamente ma efficacemente ristrutturata solo nel 1994 da parte della Soprintendenza di Siracusa. Da allora la sua valorizzazione migliore è stata ad opera dalle piante di cappero che floridamente crescono alla sua base…Acquisito nel 1395, durante la dominazione spagnola della Sicilia, dal barone Mainitto Xurtino (o Sortino) di Palazzolo (Acreide), il feudo Scibini era...
PRIMA I…SICILIANI! L’ORIGINE DELLA SICILIANITÀ PRIMA I…SICILIANI! L’ORIGINE DELLA SICILIANITÀ
In matematica si definisce assioma un principio che si ritiene vero per evidenza. In altre parole tale verità non ha necessità d’essere dimostrata. In termini religiosi vi si dovrebbe credere per fede. Ad esempio, sull’evidenza che per due punti passi una sola retta si è costruita la geometria euclidea che fino in epoca moderna si è ritenuta l’unica geometria possibile. Affermare Prima i siciliani! presuppone che esista una definita e identificabile sicilianità, che non può ridursi al solo nascere o abitare in Sicilia, altrimenti mio fratello, che si è da poco trasferito a Milano, non sarebbe più siciliano o rischierebbe di perdere, dopo un dato periodo (che nessuno studio scientifico ha ancora determinato…), tale status. Occorre quindi capire quale sia l’assioma che dà il via alla costruzione della sicilianità. È ampiamente smentito che la genetica possa...